21.09.2010
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Titolo: The Karate Kid – La leggenda continua
Autore: Harald Zwart
Uscita: 3 settembre 2010
Quinto capitolo della celebre saga che ha infiammato gli appassionati di arti marziali (e non solo).
Recensione:
Dre Parker è un dodicenne che vive a Detroit. Trasferitosi con la madre in Cina a causa del lavoro di lei, si scontra con le difficoltà di un Paese lontano e con le persecuzioni che i bulli della nuova scuola gli infliggono quotidianamente. L’incontro con il signor Han, l’addetto alla manutenzione dell’appartamento in cui risiede, gli cambia la vita. In lui trova una guida e un maestro del combattimento.
Il tema è quello, eterno, della lotta contro i prepotenti, che Zwart riprende dalle puntate precedenti senza reinventare molto a livello di contenuti. Ma l’aggiornamento funziona: l’ambientazione non fa rimpiangere l’America (anche perché Pechino, col suo viavai di persone, con i suoi grattacieli e le strade pullulanti d’auto, la richiama e per certi versi le somiglia), e la regia si adagia sui ritmi e le figure senza farsi troppo notare. In casi come questi è un bene, anche se 140 minuti per una storia come questa non sono pochi. Se non si sprofonda in poltrona e a tratti ci si diverte pure, è grazie al piccolo Jaden Smith, innegabilmente bravo, e al mitico Jackie Chan, che è sempre un piacere vedere in azione. (L. P.)
Dre Parker è un dodicenne che vive a Detroit. Trasferitosi con la madre in Cina a causa del lavoro di lei, si scontra con le difficoltà di un Paese lontano e con le persecuzioni che i bulli della nuova scuola gli infliggono quotidianamente. L’incontro con il signor Han, l’addetto alla manutenzione dell’appartamento in cui risiede, gli cambia la vita. In lui trova una guida e un maestro del combattimento.
Il tema è quello, eterno, della lotta contro i prepotenti, che Zwart riprende dalle puntate precedenti senza reinventare molto a livello di contenuti. Ma l’aggiornamento funziona: l’ambientazione non fa rimpiangere l’America (anche perché Pechino, col suo viavai di persone, con i suoi grattacieli e le strade pullulanti d’auto, la richiama e per certi versi le somiglia), e la regia si adagia sui ritmi e le figure senza farsi troppo notare. In casi come questi è un bene, anche se 140 minuti per una storia come questa non sono pochi. Se non si sprofonda in poltrona e a tratti ci si diverte pure, è grazie al piccolo Jaden Smith, innegabilmente bravo, e al mitico Jackie Chan, che è sempre un piacere vedere in azione. (L. P.)
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