13.12.2010
video
Titolo: The Good Heart (speciale Sottodiciotto Film Festival 2010)
Autore: Dagur Kàri
Uscita: 2009
Gustosissima anteprima nazionale al Sottodiciotto Film Festival di Torino, con "The Good Heart".
Recensione:
Lo scorbutico Jacques incontra Lucas, giovane senzatetto, in una stanza d’ospedale. Dopo la convalescenza decide di prenderlo sotto la propria ala e di insegnargli il mestiere di barista, poiché la sopravvivenza del suo locale dopo la sua morte sembra essere l’unica cosa che gli preme.
The Good Heart è un film bellissimo sui sentimenti, sul valore dell’amicizia, sul dialogo tra le generazioni. La storia si concentra sui due protagonisti mettendo comunque a fuoco una serie di comprimari che danno tono, colore e senso al racconto, che rimane circoscritto e non corale, ma proprio per questo intimo e toccante. Ci si diverte e ci si commuove, grazie soprattutto ai bravissimi Paul Dano (Little Miss Sunshine, Il petroliere) e a Brian Cox (Braveheart). È il ritratto di due solitudini che danno vita a un incontro, in cui uno aiuta l’altro non senza ostacoli, litigi, difficoltà quotidiane. Dove, fra l’altro, è il giovane che lascia il testimone al vecchio e gli insegna ad apprezzare la vita, evitando così che ci venga offerta la solita iniziazione, con il ragazzo che emula e supera il maestro. È anche il pregevole ritratto di un’America di bassifondi e di reietti (si veda la sequenza dell’ingresso nel bar dei giovani manager, immediatamente cacciati da Jacques) così lontana dai fasti e dal lusso da richiamare altre latitudini e altri tempi. Un film d’attori, dunque, ma anche di luoghi, atmosfere. E di dialoghi scritti magnificamente. (L. P.)
Lo scorbutico Jacques incontra Lucas, giovane senzatetto, in una stanza d’ospedale. Dopo la convalescenza decide di prenderlo sotto la propria ala e di insegnargli il mestiere di barista, poiché la sopravvivenza del suo locale dopo la sua morte sembra essere l’unica cosa che gli preme.
The Good Heart è un film bellissimo sui sentimenti, sul valore dell’amicizia, sul dialogo tra le generazioni. La storia si concentra sui due protagonisti mettendo comunque a fuoco una serie di comprimari che danno tono, colore e senso al racconto, che rimane circoscritto e non corale, ma proprio per questo intimo e toccante. Ci si diverte e ci si commuove, grazie soprattutto ai bravissimi Paul Dano (Little Miss Sunshine, Il petroliere) e a Brian Cox (Braveheart). È il ritratto di due solitudini che danno vita a un incontro, in cui uno aiuta l’altro non senza ostacoli, litigi, difficoltà quotidiane. Dove, fra l’altro, è il giovane che lascia il testimone al vecchio e gli insegna ad apprezzare la vita, evitando così che ci venga offerta la solita iniziazione, con il ragazzo che emula e supera il maestro. È anche il pregevole ritratto di un’America di bassifondi e di reietti (si veda la sequenza dell’ingresso nel bar dei giovani manager, immediatamente cacciati da Jacques) così lontana dai fasti e dal lusso da richiamare altre latitudini e altri tempi. Un film d’attori, dunque, ma anche di luoghi, atmosfere. E di dialoghi scritti magnificamente. (L. P.)
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