11.10.2011
video
Titolo: L’alba del pianeta delle scimmie
Autore: Rupert Wyatt
Uscita: 23 settembre 2011
Un cast d’eccezione per raccontare la rivolta delle scimmie contro gli uomini.
Recensione:
Un’équipe di ricercatori guidata da un giovane scienziato sta lavorando a un farmaco che potrebbe portare alla cura di gravi malattie. Ma nei propositi di chi finanzia la ricerca i veri obiettivi sono, com’è ovvio, di natura economica e scarso è il senso del limite. Così, quando gli scimpanzé scelti come cavie per gli esperimenti incrementano le capacità cognitive, acquisendo una sorta di consapevolezza dello sfruttamento cui sono sottoposti, gli uomini si dimostrano incapaci di contenerli.
L’alba del pianeta delle scimmie ha tante qualità quanti difetti. La storia è ben costruita e i protagonisti sono tutti all’altezza (James Franco è un volto ormai entrato di diritto tra i talenti più interessanti, John Lithgow una vecchia volpe che rivediamo sullo schermo con piacere), gli effetti speciali sono notevoli, le sequenze d’azione per le strade di San Francisco veloci ed efficaci. Eppure si avverte spesso, durante la visione, la sensazione di trovarsi di fronte a un prodotto nato per le esigenze di un grande pubblico alla ricerca dell’effettaccio, della semplificazione, a tratti del cattivo gusto. Che sono da sempre i limiti di un certo cinema che solletica gli istinti più bassi dello spettatore. Per quanto nel complesso il film sia piuttosto godibile, non regge nemmeno alla lontana il confronto con la parabola di cui costituisce il prequel (Il pianeta delle scimmie, del ’68), bellissima e acuta operetta morale contro la follia e la violenza degli uomini. Lì i primati erano il pretesto per mostrare un’umanità diversa e le ragioni di una sconfitta; qui gli scimpanzé vengono perlopiù usati come mezzo per mettere in scena schematicamente il conflitto tra uomini avidi e privi di misura, e una natura che quegli stessi uomini dimostra di poter soggiogare come e quando vuole. (L. P.)
Un’équipe di ricercatori guidata da un giovane scienziato sta lavorando a un farmaco che potrebbe portare alla cura di gravi malattie. Ma nei propositi di chi finanzia la ricerca i veri obiettivi sono, com’è ovvio, di natura economica e scarso è il senso del limite. Così, quando gli scimpanzé scelti come cavie per gli esperimenti incrementano le capacità cognitive, acquisendo una sorta di consapevolezza dello sfruttamento cui sono sottoposti, gli uomini si dimostrano incapaci di contenerli.
L’alba del pianeta delle scimmie ha tante qualità quanti difetti. La storia è ben costruita e i protagonisti sono tutti all’altezza (James Franco è un volto ormai entrato di diritto tra i talenti più interessanti, John Lithgow una vecchia volpe che rivediamo sullo schermo con piacere), gli effetti speciali sono notevoli, le sequenze d’azione per le strade di San Francisco veloci ed efficaci. Eppure si avverte spesso, durante la visione, la sensazione di trovarsi di fronte a un prodotto nato per le esigenze di un grande pubblico alla ricerca dell’effettaccio, della semplificazione, a tratti del cattivo gusto. Che sono da sempre i limiti di un certo cinema che solletica gli istinti più bassi dello spettatore. Per quanto nel complesso il film sia piuttosto godibile, non regge nemmeno alla lontana il confronto con la parabola di cui costituisce il prequel (Il pianeta delle scimmie, del ’68), bellissima e acuta operetta morale contro la follia e la violenza degli uomini. Lì i primati erano il pretesto per mostrare un’umanità diversa e le ragioni di una sconfitta; qui gli scimpanzé vengono perlopiù usati come mezzo per mettere in scena schematicamente il conflitto tra uomini avidi e privi di misura, e una natura che quegli stessi uomini dimostra di poter soggiogare come e quando vuole. (L. P.)
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