07.01.2012
video
Titolo: Il principe del deserto
Autore: Jean-Jacques Annaud
Uscita: 23 dicembre 2011
Il principe del deserto: un film d’avventura “vecchio stile” tutto guerra, amore e intrighi.
Recensione:
Arabia, inizi del Ventesimo secolo: Nesib, emiro di Hobeika, sconfigge Amar, sultano di Salmah, e sigla un trattato che stabilisce che la “Striscia gialla” tra i due regni divenga terra di nessuno. Come garanzia del trattato Amar è costretto a consegnare a Nesib i suoi due figli Saleeh e Auda; sapendoli in mano nemica, Amar non si azzarderà ad attaccare il rivale. Ma quando Nesib scopre che la “Striscia gialla” è ricca di petrolio infrange il trattato. I due sovrani si trovano di nuovo l’uno contro l’altro, mentre Saleh e Auda, ormai cresciuti, cercano di capire cosa fare e che tipo di uomini diventare.
Il principe del deserto è un onesto e dignitoso esempio di quelli che una volta venivano chiamati “film di cappa e spada”; film, cioè, incentrati sull’amore e la cavalleria, gli intrighi di corte e i duelli. I temi spaziano dai valori tipici dei racconti d’avventura (onore, lealtà, coraggio, terra) a quelli legati alla nostalgia di un’“età dell’oro” irrimediabilmente perduta (il sogno di una società sobria e non schiava del denaro, il senso della comunità e delle tradizioni). Annaud è meno convincente proprio nel dipanare questi ultimi tratti, perché li sviluppa nell’ambito di un film in costume poco credibile (l’impressione che se ne ricava è più o meno questa: “guarda che buffi questi occidentali vestiti da arabi!”). Fin troppo facile la critica a un Antonio Banderas troppo sopra le righe nei panni dell’avido Nesib, e a un Mark Strong manierato nei panni del pio e saggio Aram. Le scene di battaglia sono piuttosto gustose, ma in generale Jean-Jacques Annaud ci ha fatto vedere di meglio. (L. P.)
Arabia, inizi del Ventesimo secolo: Nesib, emiro di Hobeika, sconfigge Amar, sultano di Salmah, e sigla un trattato che stabilisce che la “Striscia gialla” tra i due regni divenga terra di nessuno. Come garanzia del trattato Amar è costretto a consegnare a Nesib i suoi due figli Saleeh e Auda; sapendoli in mano nemica, Amar non si azzarderà ad attaccare il rivale. Ma quando Nesib scopre che la “Striscia gialla” è ricca di petrolio infrange il trattato. I due sovrani si trovano di nuovo l’uno contro l’altro, mentre Saleh e Auda, ormai cresciuti, cercano di capire cosa fare e che tipo di uomini diventare.
Il principe del deserto è un onesto e dignitoso esempio di quelli che una volta venivano chiamati “film di cappa e spada”; film, cioè, incentrati sull’amore e la cavalleria, gli intrighi di corte e i duelli. I temi spaziano dai valori tipici dei racconti d’avventura (onore, lealtà, coraggio, terra) a quelli legati alla nostalgia di un’“età dell’oro” irrimediabilmente perduta (il sogno di una società sobria e non schiava del denaro, il senso della comunità e delle tradizioni). Annaud è meno convincente proprio nel dipanare questi ultimi tratti, perché li sviluppa nell’ambito di un film in costume poco credibile (l’impressione che se ne ricava è più o meno questa: “guarda che buffi questi occidentali vestiti da arabi!”). Fin troppo facile la critica a un Antonio Banderas troppo sopra le righe nei panni dell’avido Nesib, e a un Mark Strong manierato nei panni del pio e saggio Aram. Le scene di battaglia sono piuttosto gustose, ma in generale Jean-Jacques Annaud ci ha fatto vedere di meglio. (L. P.)
giudizio





