01.12.2010
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Titolo: Harry Potter e i doni della morte - parte 1
Autore: David Yates
Uscita: 19 novembre 2010
L’attesissima prima parte dell’ultimo capitolo della saga più coinvolgente del decennio.
Recensione:
Hogwarts e il Ministero della Magia sono caduti nelle mani di Voldemort. La morte di Silente ha lasciato un vuoto che è stato colmato dalle forze oscure: tuttavia nel suo testamento Silente ha lasciato in eredità sia ad Harry, che a Ron che ad Hermione un oggetto a suo modo cruciale per la resistenza…
Si sa, nelle serie (cinematografiche e non) i primi capitoli tendono ad eclissare i successivi, che arrancano nel tentativo di non perdere la forza e lo smalto della novità. È successo con Arma letale, coi vari Rocky e Rambo, è successo con Ritorno al futuro. Anche se Harry Potter è un caso diverso (siamo ormai a quota sette, e anche se l’andamento è stato altalenante non necessariamente i primi hanno brillato sugli altri) è difficile nascondere la delusione. Ci si aspettava di più dalla prima parte di questo Harry Potter e i doni della morte, inutile negarlo. Gli attori sono ormai cresciuti, “maturi”, il tema era ingombrante e carico di promesse. Anziché puntare sulla profondità e le implicazioni degli elementi in campo, David Yates e i suoi sceneggiatori hanno optato invece per una vorticosità piuttosto fine a se stessa, per cui lo spettatore si trova sballottato qua e là, con l’impressione che tutto questo movimento serva a tenerlo occupato più che a coinvolgerlo. Ci si diverte poco, si ghigna meno che negli altri – non sarebbe necessariamente un male, se vi fosse dell’altro – , a tratti ci si annoia. Diciamo che lo si sopporta volentieri. Ma niente più.
Che sia perché il libro da cui è tratto è stato diviso a metà, per cui si ha l’impressione che accada tutto e niente, come se i tempi siano stati occupati più che riempiti? Non è da escludere. Speriamo allora che l’uscita estiva ci riservi delle sorprese. (L.P.)
Hogwarts e il Ministero della Magia sono caduti nelle mani di Voldemort. La morte di Silente ha lasciato un vuoto che è stato colmato dalle forze oscure: tuttavia nel suo testamento Silente ha lasciato in eredità sia ad Harry, che a Ron che ad Hermione un oggetto a suo modo cruciale per la resistenza…
Si sa, nelle serie (cinematografiche e non) i primi capitoli tendono ad eclissare i successivi, che arrancano nel tentativo di non perdere la forza e lo smalto della novità. È successo con Arma letale, coi vari Rocky e Rambo, è successo con Ritorno al futuro. Anche se Harry Potter è un caso diverso (siamo ormai a quota sette, e anche se l’andamento è stato altalenante non necessariamente i primi hanno brillato sugli altri) è difficile nascondere la delusione. Ci si aspettava di più dalla prima parte di questo Harry Potter e i doni della morte, inutile negarlo. Gli attori sono ormai cresciuti, “maturi”, il tema era ingombrante e carico di promesse. Anziché puntare sulla profondità e le implicazioni degli elementi in campo, David Yates e i suoi sceneggiatori hanno optato invece per una vorticosità piuttosto fine a se stessa, per cui lo spettatore si trova sballottato qua e là, con l’impressione che tutto questo movimento serva a tenerlo occupato più che a coinvolgerlo. Ci si diverte poco, si ghigna meno che negli altri – non sarebbe necessariamente un male, se vi fosse dell’altro – , a tratti ci si annoia. Diciamo che lo si sopporta volentieri. Ma niente più.
Che sia perché il libro da cui è tratto è stato diviso a metà, per cui si ha l’impressione che accada tutto e niente, come se i tempi siano stati occupati più che riempiti? Non è da escludere. Speriamo allora che l’uscita estiva ci riservi delle sorprese. (L.P.)
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