01.12.2008
Titolo: ALL HUMAN RIGHTS FOR ALL
Autore: 30 giovani e affermati registi italiani
Uscita: 01 dicembre 2008
Il 10 Dicembre 1948 ,l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite approvava e proclamava la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, il primo atto internazionale che stilava un elenco organico di diritti inerenti a “tutti i membri della famiglia umana” . In occasione del 60° anniversario viene ideato “All Human Rights For All”, un film collettivo no-profit. Registi, sceneggiatori, attori, musicisti, maestranze e produttori del cinema italiano hanno realizzato a titolo gratuito 30 cortometraggi, di 3-4 minuti ciascuno, ispirati ai 30 articoli della Dichiarazione Universale. Ogni autore ha adottato un articolo della Dichiarazione Universale trasformandolo in ispirazione cinematografica.
Recensione:
Al Festival di Roma sono stati presentati i primi 12 cortometraggi già realizzati di All Human Rights For All, mentre il film completo è stato proiettato il 1° dicembre al Teatro Argentina. I primi 12 cortometraggi già danno l’idea dello spirito dell’iniziativa. Ispirandosi al discorso che Pier Paolo Pasolini avrebbe dovuto pronunciare nel novembre 1975 al Congresso del Partito Radicale, Roberto Torelli, ideatore del progetto, ricorda le parole del regista: «Dimenticare subito i grandi successi:continuare imperterriti, ostinati, eternamente contrari, a pretendere, a volere,a identificarsi col diverso; a scandalizzare». I registi italiani coinvolti nel film collettivo All Human Rights For All sembrano aver raccolto questa sfida, affrontando di petto la realtà del nostro Paese per chiedersi se essa non ci proponga ogni giorno discriminazioni per ragioni di razza, di colore, di sesso, di lingua, di religione, di opinione politica o di altro genere; se non vi siano in essa persone tenute in stato di schiavitù o di servitù; se in essa sia riconosciuto o meno il reato di tortura. Domande in qualche modo retoriche e anche per questo ancora più forti. Alcuni dei corti sono particolarmente toccanti, per la loro tematica interculturale e per la capacità di guardare all’Africa e ai suoi problemi. Pasquale Scimeca dona la parola e lo sguardo ai ragazzi delle bidonvilles sudafricane per capire cosa significa non poter accedere all’istruzione. De Seta sceglie un paesino arroccato dell’Aspromonte e ci mostra come l’emigrazione interna e l’immigrazione dall’Africa siano due facce di uno stesso fenomeno. Il tunisino e italiano di adozione Mohsen Melliti scava nelle contraddizioni burocratiche inumane delle richieste d’asilo. De Matteo ci fa riflettere su cosa possa significare per un immigrato essere processato per un piccolo furto in un supermercato. Modi diversi di far venire fuori il volto umano dietro la maschera dell’intolleranza, i diritti inalienabili dell’uomo al di là di ogni differenza.
Al Festival di Roma sono stati presentati i primi 12 cortometraggi già realizzati di All Human Rights For All, mentre il film completo è stato proiettato il 1° dicembre al Teatro Argentina. I primi 12 cortometraggi già danno l’idea dello spirito dell’iniziativa. Ispirandosi al discorso che Pier Paolo Pasolini avrebbe dovuto pronunciare nel novembre 1975 al Congresso del Partito Radicale, Roberto Torelli, ideatore del progetto, ricorda le parole del regista: «Dimenticare subito i grandi successi:continuare imperterriti, ostinati, eternamente contrari, a pretendere, a volere,a identificarsi col diverso; a scandalizzare». I registi italiani coinvolti nel film collettivo All Human Rights For All sembrano aver raccolto questa sfida, affrontando di petto la realtà del nostro Paese per chiedersi se essa non ci proponga ogni giorno discriminazioni per ragioni di razza, di colore, di sesso, di lingua, di religione, di opinione politica o di altro genere; se non vi siano in essa persone tenute in stato di schiavitù o di servitù; se in essa sia riconosciuto o meno il reato di tortura. Domande in qualche modo retoriche e anche per questo ancora più forti. Alcuni dei corti sono particolarmente toccanti, per la loro tematica interculturale e per la capacità di guardare all’Africa e ai suoi problemi. Pasquale Scimeca dona la parola e lo sguardo ai ragazzi delle bidonvilles sudafricane per capire cosa significa non poter accedere all’istruzione. De Seta sceglie un paesino arroccato dell’Aspromonte e ci mostra come l’emigrazione interna e l’immigrazione dall’Africa siano due facce di uno stesso fenomeno. Il tunisino e italiano di adozione Mohsen Melliti scava nelle contraddizioni burocratiche inumane delle richieste d’asilo. De Matteo ci fa riflettere su cosa possa significare per un immigrato essere processato per un piccolo furto in un supermercato. Modi diversi di far venire fuori il volto umano dietro la maschera dell’intolleranza, i diritti inalienabili dell’uomo al di là di ogni differenza.
giudizio





