01.06.2011
video
Titolo: I Pirati dei Caraibi – Oltre i confini del mare
Autore: Rob Marshall
Uscita: 18 maggio 2011
Riecco Johnny Depp in salsa corsara. Al suo fianco, Penelope Cruz.
Recensione:
Jack Sparrow si ritrova prigioniero sulla nave del pirata Barbanera, in compagnia della bella Angelica, un suo amore di vecchia data. La ciurma fa rotta verso la Fontana dell’eterna giovinezza. E qui cominciano i guai…
Mi annoiavo, durante la proiezione de I Pirati dei Caraibi – Oltre i confini del mare, e mi chiedevo il perché. Ho pensato a Sergio Leone, che diceva che i film della Disney, quelli con gli attori in carne e ossa, sono brutti perché artefatti ed edulcorati, a differenza dei cartoons, che sono paradossalmente più “veri”. Ma no, non poteva essere solo questo, qualche puntata delle tre precedenti mi aveva quasi divertito. Allora ho pensato che le ragioni della noia dovevano risiedere nella sensazione di dejà-vu. E da quel momento ho rischiato di farmi un bel pisolino.
Oggi basta che un prodotto funzioni (cioè venda), e lo si replica all’infinito. Poco importa se non si fa che riproporre banalmente la stessa pappa, se ha funzionato prima funzionerà anche dopo, si pensa. Ma i film non sono le puntate di una serie tv, non sono “seriali” per definizione. Dire di una saga cinematografica che “è bello solo il primo film” è di certo un luogo comune, ma nasconde del vero, perché non sono molti i casi di saghe del grande schermo che si mantengono di qualità dall’inizio alla fine (Il Signore degli anelli è tra questi, tanto per fare un esempio celebre).
Peccato, perché per rendere noiose le storie di pirati, che sono l’incarnazione dell’avventura, ce ne vuole. A maggior ragione se si dispone di attori come Depp e la Cruz. (L. P.)
Jack Sparrow si ritrova prigioniero sulla nave del pirata Barbanera, in compagnia della bella Angelica, un suo amore di vecchia data. La ciurma fa rotta verso la Fontana dell’eterna giovinezza. E qui cominciano i guai…
Mi annoiavo, durante la proiezione de I Pirati dei Caraibi – Oltre i confini del mare, e mi chiedevo il perché. Ho pensato a Sergio Leone, che diceva che i film della Disney, quelli con gli attori in carne e ossa, sono brutti perché artefatti ed edulcorati, a differenza dei cartoons, che sono paradossalmente più “veri”. Ma no, non poteva essere solo questo, qualche puntata delle tre precedenti mi aveva quasi divertito. Allora ho pensato che le ragioni della noia dovevano risiedere nella sensazione di dejà-vu. E da quel momento ho rischiato di farmi un bel pisolino.
Oggi basta che un prodotto funzioni (cioè venda), e lo si replica all’infinito. Poco importa se non si fa che riproporre banalmente la stessa pappa, se ha funzionato prima funzionerà anche dopo, si pensa. Ma i film non sono le puntate di una serie tv, non sono “seriali” per definizione. Dire di una saga cinematografica che “è bello solo il primo film” è di certo un luogo comune, ma nasconde del vero, perché non sono molti i casi di saghe del grande schermo che si mantengono di qualità dall’inizio alla fine (Il Signore degli anelli è tra questi, tanto per fare un esempio celebre).
Peccato, perché per rendere noiose le storie di pirati, che sono l’incarnazione dell’avventura, ce ne vuole. A maggior ragione se si dispone di attori come Depp e la Cruz. (L. P.)
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