01.01.2008
Titolo: LA BUSSOLA D’ORO
Autore: Chris Weitz
Uscita: 14 dicembre 2007
Il Bene contro il Male. Ovvero, da una parte una bambina di dodici anni, Lyra, e i suoi amici, dall’altra una temibile strega con l’incarico – stabilito da una potente organizzazione – di strapparle la bussola, oggetto dagli straordinari poteri.
Recensione:
Ricordate Stardust, di cui abbiamo parlato qualche tempo fa? Il titolo significa appunto polvere di stelle, che nelle fiabe (e quella non fa eccezione) è legata agli incantesimi, alle fate… insomma alla magia. Ne La bussola d’oro, invece, la cosiddetta “polvere” è sì legata alla magia, ma è un elemento molto più misterioso, meno facilmente riconoscibile e più connesso alla particolarità della storia raccontata. Insomma, come avrete capito La bussola d’oro non è un fantasy come tutti gli altri. La bussola del titolo, innanzitutto, è speciale non solo perché è d’oro – come si potrebbe pensare in un primo momento – , ma piuttosto perché consente di “misurare la verità”, di vedere cioè quello che alcuni vorrebbero nascondere o tenere per sé (funziona solo a patto, però, che chi la utilizza abbozzi una pista di dati riguardanti cosa vuol vedere o sapere di preciso). Inoltre, il mondo rappresentato è chiamato “parallelo”: siamo quindi avvisati, tutti i fatti che vediamo potrebbero verificarsi in un luogo che per noi non esiste solo perché non ci sbattiamo il naso contro… ma potrebbe esserci, e magari vicinissimo a noi. In tale mondo fantastico ognuno è accompagnato da uno spirito con la forma di un animale chiamato daimon, una specie di anima che non abbandona mai il corpo a cui si appaia: può essere un coniglio, un leopardo, una scimmia, a seconda del personaggio. E poi ci sono giganteschi orsi bianchi con tanto di armatura, aeronauti che somigliano a cowboy, ma soprattutto una bellissima strega, bionda e spietata. L’insegnamento che possiamo trarre da questa storia è importante: non lasciamo che pochi ci tolgano quello che in molti abbiamo di più caro, ossia la capacità di pensare, di creare, di vivere le nostre avventure senza essere costretti dalle catene di chi ci vuole imprigionare.
Ricordate Stardust, di cui abbiamo parlato qualche tempo fa? Il titolo significa appunto polvere di stelle, che nelle fiabe (e quella non fa eccezione) è legata agli incantesimi, alle fate… insomma alla magia. Ne La bussola d’oro, invece, la cosiddetta “polvere” è sì legata alla magia, ma è un elemento molto più misterioso, meno facilmente riconoscibile e più connesso alla particolarità della storia raccontata. Insomma, come avrete capito La bussola d’oro non è un fantasy come tutti gli altri. La bussola del titolo, innanzitutto, è speciale non solo perché è d’oro – come si potrebbe pensare in un primo momento – , ma piuttosto perché consente di “misurare la verità”, di vedere cioè quello che alcuni vorrebbero nascondere o tenere per sé (funziona solo a patto, però, che chi la utilizza abbozzi una pista di dati riguardanti cosa vuol vedere o sapere di preciso). Inoltre, il mondo rappresentato è chiamato “parallelo”: siamo quindi avvisati, tutti i fatti che vediamo potrebbero verificarsi in un luogo che per noi non esiste solo perché non ci sbattiamo il naso contro… ma potrebbe esserci, e magari vicinissimo a noi. In tale mondo fantastico ognuno è accompagnato da uno spirito con la forma di un animale chiamato daimon, una specie di anima che non abbandona mai il corpo a cui si appaia: può essere un coniglio, un leopardo, una scimmia, a seconda del personaggio. E poi ci sono giganteschi orsi bianchi con tanto di armatura, aeronauti che somigliano a cowboy, ma soprattutto una bellissima strega, bionda e spietata. L’insegnamento che possiamo trarre da questa storia è importante: non lasciamo che pochi ci tolgano quello che in molti abbiamo di più caro, ossia la capacità di pensare, di creare, di vivere le nostre avventure senza essere costretti dalle catene di chi ci vuole imprigionare.
giudizio





