01.01.2007
Titolo: LEAPS & BOUNDS (speciale Giffoni)
Autore: Petter Naess
Uscita: 2007
Un confine che spesso non esiste, ma che ognuno di noi tende a costruirsi da solo, soprattutto nei momenti di difficoltà: il confine tra sé e gli altri. Un bambino impara a superarlo e a volare da solo.
Recensione:
La passione per il salto in alto e per la campionessa Kajsa Bergqvist riempiono l’infanzia di Azad, un ragazzino curdo insolitamente affascinato da questa disciplina. Un sogno che sembra improvvisamente infrangersi allo scoppio della guerra: Azad è costretto a partire con il fratello Tigris, separandosi dai genitori. Di colpo Azad si ritrova solo, responsabile del fratello muto, costretto a chiedere aiuto a una famiglia di connazionali che di malavoglia acconsente ad accoglierli fino all’arrivo dei genitori. Ma la guerra rende impossibili i contatti e ben presto le speranze e la fiducia di Azad si affievoliscono. Sarà la sua passione di sempre, condivisa stavolta con un ragazzino svedese, a permettergli di ritrovare i genitori e, in fondo, se stesso. Buoni sentimenti e lieto fine non mancano in una storia che sa però valorizzare tre aspetti fondamentali. Il primo, forse il più ridondante nell’intreccio del film, è la fiducia nelle proprie passioni, che se coltivate sanno essere inaspettatamente strumento di svolta anche nei momenti più critici. Sempre di fiducia si tratta per il secondo aspetto, ma stavolta è rivolta agli altri: Azad all’inizio prova a fare tutto da solo, scontrandosi inevitabilmente con la realtà dei fatti. Ma l’incontro-scontro con un coetaneo svedese gli farà capire che chi lo circonda non è per forza ostile solo perché diverso: ed è proprio dalle piccole cose, come la passione per uno sport, che nascono i legami più forti. Infine, come conseguenza di queste due “scoperte”, si assiste alla crescita del personaggio: al momento di ricongiungersi con i genitori Azad non dimentica gli obiettivi che ha ancora da raggiungere, e soprattutto l’indipendenza che ha saputo faticosamente conquistarsi. Apprezzato tocco di originalità nel più classico dei lieti fine. Da appuntare una battuta del film: “Per avere la risposta giusta (dagli altri) bisogna fare la domanda giusta”.
La passione per il salto in alto e per la campionessa Kajsa Bergqvist riempiono l’infanzia di Azad, un ragazzino curdo insolitamente affascinato da questa disciplina. Un sogno che sembra improvvisamente infrangersi allo scoppio della guerra: Azad è costretto a partire con il fratello Tigris, separandosi dai genitori. Di colpo Azad si ritrova solo, responsabile del fratello muto, costretto a chiedere aiuto a una famiglia di connazionali che di malavoglia acconsente ad accoglierli fino all’arrivo dei genitori. Ma la guerra rende impossibili i contatti e ben presto le speranze e la fiducia di Azad si affievoliscono. Sarà la sua passione di sempre, condivisa stavolta con un ragazzino svedese, a permettergli di ritrovare i genitori e, in fondo, se stesso. Buoni sentimenti e lieto fine non mancano in una storia che sa però valorizzare tre aspetti fondamentali. Il primo, forse il più ridondante nell’intreccio del film, è la fiducia nelle proprie passioni, che se coltivate sanno essere inaspettatamente strumento di svolta anche nei momenti più critici. Sempre di fiducia si tratta per il secondo aspetto, ma stavolta è rivolta agli altri: Azad all’inizio prova a fare tutto da solo, scontrandosi inevitabilmente con la realtà dei fatti. Ma l’incontro-scontro con un coetaneo svedese gli farà capire che chi lo circonda non è per forza ostile solo perché diverso: ed è proprio dalle piccole cose, come la passione per uno sport, che nascono i legami più forti. Infine, come conseguenza di queste due “scoperte”, si assiste alla crescita del personaggio: al momento di ricongiungersi con i genitori Azad non dimentica gli obiettivi che ha ancora da raggiungere, e soprattutto l’indipendenza che ha saputo faticosamente conquistarsi. Apprezzato tocco di originalità nel più classico dei lieti fine. Da appuntare una battuta del film: “Per avere la risposta giusta (dagli altri) bisogna fare la domanda giusta”.
giudizio





