01.01.2007
Titolo: BUNT (speciale Giffoni)
Autore: Park Gyu-tae
Uscita: 2007
Bunt: “tecnica di attacco del giocatore in battuta, che colpisce intenzionalmente la palla con poca forza, in modo da tenerla vicina alla casa base e consentire un avanzamento sulle basi dei propri compagni”.
Dalla Corea del Sud, nella sezione First screens, un film commovente sull’incontro con il diverso.
Recensione:
Sorride sempre, Dong-Ku: al padre, all’insegnante che lo sgrida, ai compagni che lo deridono perché con i suoi 60 punti di quoziente d’intelligenza non può certo eguagliare i loro risultati. Quando presidi e insegnanti sono ormai persuasi che l’unica strada per il bambino sia una scuola speciale, Dong-Ku riesce ad entrare nella squadra di baseball. Un compagno cardiopatico diventa il suo personal trainer, mentre per la scuola (e per l’allenatore) si avvicina la partita decisiva. L’infortunio di un giocatore, e anche per Dong-Ku arriva il grande momento: gli basterebbe respingere un colpo per garantire la vittoria della squadra. Gli basterebbe ricordare la mossa provata tante volte insieme all’amico… Ci sono film che non valgono tanto per il realismo o l’originalità delle situazioni quanto per il messaggio che vogliono trasmettere. Bunt ne è un valido esempio: il ritardo mentale di Dong-Ku non è eccessivamente problematico, mentre l’inevitabile lieto fine è tanto commovente quanto difficilmente realizzabile nella realtà. Quello che Park Gyu-Tae vuole ricordare è che tutti, anche i più sfortunati, possono vincere se fissano degli obiettivi raggiungibili e se attorno a sé hanno persone pazienti e capaci di parlare il loro linguaggio. Dong-Ku può solo offrire acqua e sorrisi; ma quell’acqua e quei sorrisi sono i più puri e sinceri del mondo; basta saperli accettare. Una curiosità: il piccolo protagonista è realmente handicappato, ed è stato scelto proprio per il suo sorriso.
Sorride sempre, Dong-Ku: al padre, all’insegnante che lo sgrida, ai compagni che lo deridono perché con i suoi 60 punti di quoziente d’intelligenza non può certo eguagliare i loro risultati. Quando presidi e insegnanti sono ormai persuasi che l’unica strada per il bambino sia una scuola speciale, Dong-Ku riesce ad entrare nella squadra di baseball. Un compagno cardiopatico diventa il suo personal trainer, mentre per la scuola (e per l’allenatore) si avvicina la partita decisiva. L’infortunio di un giocatore, e anche per Dong-Ku arriva il grande momento: gli basterebbe respingere un colpo per garantire la vittoria della squadra. Gli basterebbe ricordare la mossa provata tante volte insieme all’amico… Ci sono film che non valgono tanto per il realismo o l’originalità delle situazioni quanto per il messaggio che vogliono trasmettere. Bunt ne è un valido esempio: il ritardo mentale di Dong-Ku non è eccessivamente problematico, mentre l’inevitabile lieto fine è tanto commovente quanto difficilmente realizzabile nella realtà. Quello che Park Gyu-Tae vuole ricordare è che tutti, anche i più sfortunati, possono vincere se fissano degli obiettivi raggiungibili e se attorno a sé hanno persone pazienti e capaci di parlare il loro linguaggio. Dong-Ku può solo offrire acqua e sorrisi; ma quell’acqua e quei sorrisi sono i più puri e sinceri del mondo; basta saperli accettare. Una curiosità: il piccolo protagonista è realmente handicappato, ed è stato scelto proprio per il suo sorriso.
giudizio





