05.06.2008
Oceania
NUOVA ZELANDA: PARADISO PERDUTO
Il vero paradiso terrestre si trovava in Nuova Zelanda. Un eden che si è mantenuto vergine e intatto – ma in parte lo è ancora… - fino al 1300 d. C., data dello sbarco del primo essere umano sull’arcipelago neozelandese. Sono questi i risultati interessanti di uno studio di ricerca internazionale durato cinque anni e coordinato dalla dottoressa Janet Wilmshurst. L’incanto del paradiso neozelandese si frantumò con l’arrivo delle canoe su cui viaggiavano i primi esploratori maori e qualche esemplare di topo del Pacifico (Rattus exulans). Esseri umani, roditori, animali e piante da importazione in breve tempo ebbero la meglio su flora e fauna autoctone, specialmente su migliaia di specie di uccelli indigeni che furono sterminati da mammiferi “stranieri”. Drammatico il caso degli opossum, vero flagello dell’ecosistema neozelandese attuale: importato dagli anglosassoni per l’industria delle pellicce e poi fuggito dai recenti degli allevamenti, questo vorace e prolifico mammifero (attualmente si contano 70 milioni di esemplari) ha già provocato l’estinzione di 1300 specie di uccelli locali e minaccia di far scomparire il kiwi, l’animale simbolo della Neozelanda. Come sempre accade, i fragili ecosistemi della natura si rompono quando l’uomo, il mammifero più “intelligente” del pianeta, si comporta come uno stupido e insaziabile distruttore di vita e bellezza.





