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31.10.2006
Europa
IL FALLIMENTO DELLA FAME
Si tratta di un copione già visto. Una agenzia delle Nazioni Unite lancia l’allarme; i mass media ne parlano per uno o due giorni; i capi di stato e i governi del mondo dicono di essere d’accordo con l’ONU e che è arrivato il momento di fare qualcosa per risolvere il problema. E alla fine tutto resta come prima, dove quelli che hanno la peggio sono sempre i “soliti”. Questa volta l’allarme è stato lanciato dalla FAO nel corso della presentazione de Rapporto annuale sullo stato di insicurezza alimentare nel mondo. In parole povere, gli esperti della FAO hanno parlato di cibo, sia in mancanza che in sovrabbondanza, sciorinando dati a dir poco scandalosi per indicare che il mondo ha fallito nella battaglia contro la fame. Le ultime rilevazioni sul fenomeno risalgono al biennio 2001-2003 e indicano in 854 milioni le persone (di cui ben 820 milioni nei Paesi del Sud del mondo) sottoalimentate. Con una amara constatazione espressa dal direttore generale della FAO Jacques Diouf: «A dieci anni di distanza dalla Dichiarazione di Roma che aveva l’obiettivo di dimezzare il numero degli affamati entro il 2015, per portarlo a quota 412 milioni, ci confrontiamo con la triste verità che non c’è stato nessun progresso verso quell’obiettivo». In pratica non si è fatto granché, se non peggiorare la situazione alimentare del mondo che vede il numero degli affamati in aumento. Dicono sempre gli esperti che l’attuale produzione mondiale di cibo potrebbe tranquillamente sfamare ben 12 miliardi di persone, quasi il doppio dell’attuale popolazione del pianeta. L’alimento per tutti, allora, ci sarebbe; manca “solo” una giusta distribuzione delle risorse alimentari che, allo stato attuale, non sono sufficienti per mantenere alto il colesterolo di una minoranza di super obesi del Nord, mentre 35mila persone di super denutriti del Sud muoiono di fame ogni giorno. Una fame che invece di diminuire aumenta in quanto alimentata dalla povertà, l’altro aspetto di quel circolo vizioso di emarginazione e ingiustizia che semina sofferenza in molte zone del pianeta. E, come al solito, quasi esclusivamente nei luoghi di sempre e con la gente di sempre.