12.07.2007
Asia
BANGLADESH: LATTE DI MAMMA
A 30 anni di distanza (luglio 1977) dall’inizio della campagna mondiale di boicottaggio alla multinazionale svizzera Nestlè per il suo marketing a favore del latte artificiale nei Paesi del Sud del mondo, nella nazione asiatica del Bangladesh sussiste ancora il drammatico problema della mortalità infantile causata da questa pratica. Pur essendo vietata la pubblicità del latte in polvere, in molti ospedali e centri medici del Bangladesh si distribuiscono ancora oggi campioni gratuiti, volantini e altri regali per invogliare le mamme a rinunciare l’allattamento al seno dei neonati per passare al latte in polvere, controllato nella quasi totalità dal marchio Nestlè. Le conseguenze di questa prassi sono che i bambini si ammalano o muoiono perché la polvere viene allungata spesso con acqua inquinata, e che in poco tempo le madri si indebitano pesantemente non avendo soldi a sufficienza per continuare a comperare il prodotto. Si stima che nel giro di soli 6 mesi il tasso delle neomamme che allattano i figli al seno scenda dal 95% al 16-25%, facendo aumentare di molto la mortalità infantile che con il latte materno naturale potrebbe essere ridotta di quasi un terzo. Avanti con il boicottaggio, allora, l’unico modo per colpire gli interessi economici di chi si arricchisce sulla pelle - e il latte – dei più deboli.





