23.03.2007
Americhe
USA: GEORGE, IL PEGGIORE
Il testardo presidente George è l’unico a crederci: «La battaglia in Iraq è difficile ma può essere vinta». A distanza di 4 anni (marzo 2003) dall’inizio della guerra nel paese mediorientale, conflitto inaugurato con i bombardamenti “shock and awe” (scuoti e spaventa) gli Stati Uniti fanno i conti con una situazione di guerra pesantissima che vede la pace ancora lontana. E i conti parlano di più di 3200 soldati americani uccisi, 23417 feriti, centinaia di migliaia di iracheni morti, 2 milioni di profughi o sfollati e 500 miliardi di dollari andati un fumo. Il bilancio negativo circa l’avventura “guerriera” irachena degli USA viene confermato anche dai sondaggi secondo i quali il 61% degli statunitensi adesso pensa che sia stato un errore invadere l’Iraq, mentre il 67% della popolazione è convinto che la guerra stia andando male. Ancora una volta si è dimostrato come la guerra risulti essere sempre più lunga, sanguinosa, disastrosa e costosa di ciò che ci si aspetta. Tutta colpa del “comandante in capo” Bush, definito dal miliardario americano Donald Trump «il peggior presidente della storia americana».





