14.10.2010
Americhe
CILE: UNA VERA BUONA NOTIZIA
Il salvataggio dei minatori intrappolati.
Alle ore 00.11 di mercoledì 13 ottobre 2010 risaliva in superficie il primo dei 33 minatori della miniera cilena di san José, rimasti intrappolati in galleria dal 5 agosto scorso. Il primo dei sopravvissuti, Florencio Avalos, è stato accolto dalle grida di gioia di parenti, amici e connazionali ma anche dai sospiri di sollievo di milioni e milioni di persone che in ogni parte del mondo hanno assistito in diretta al salvataggio dei minatori.
Le”divinità mediatiche” che durante 69 giorni si erano alimentate, con accanimento, con le notizie che arrivavano da questa drammatica vicenda fatta di povertà e sfruttamento, vita e morte, adesso sono state finalmente soddisfatte. Il mondo intero, per mesi, ha sofferto, sperato e gioito con i 33 lavoratori, trasformandoli da scavatori di oro e rame a star dei mass media. Il deserto di Atacama, dove si trova la miniera di san José, è diventato così lo specchio in cui milioni di persone di condizioni diverse hanno potuto vedere riflesse le proprie paure e speranze nella vita di 33 poveri lavoratori imprigionati a 622 metri nelle viscere della Madre Terra (Pachamama). C’è da scommettere che tra qualche giorno nessuno parlerà più della miniera maledetta di san José, né dei lavoratori che, in mancanza di altre alternative, sono costretti a lavorarci “dentro”. Silenzio totale, fino a quando la Pachamama intrappolerà altri poveri minatori nella sua pancia. E sarà di nuovo “notizia”.
Le”divinità mediatiche” che durante 69 giorni si erano alimentate, con accanimento, con le notizie che arrivavano da questa drammatica vicenda fatta di povertà e sfruttamento, vita e morte, adesso sono state finalmente soddisfatte. Il mondo intero, per mesi, ha sofferto, sperato e gioito con i 33 lavoratori, trasformandoli da scavatori di oro e rame a star dei mass media. Il deserto di Atacama, dove si trova la miniera di san José, è diventato così lo specchio in cui milioni di persone di condizioni diverse hanno potuto vedere riflesse le proprie paure e speranze nella vita di 33 poveri lavoratori imprigionati a 622 metri nelle viscere della Madre Terra (Pachamama). C’è da scommettere che tra qualche giorno nessuno parlerà più della miniera maledetta di san José, né dei lavoratori che, in mancanza di altre alternative, sono costretti a lavorarci “dentro”. Silenzio totale, fino a quando la Pachamama intrappolerà altri poveri minatori nella sua pancia. E sarà di nuovo “notizia”.





