27.05.2011
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50 anni per i diritti umani
L'importante traguardo raggiunto da Amnesty International.
Si racconta che tutto iniziò quando il fondatore di Amnesty, l'avvocato inglese Peter Benenson, lesse un articolo su due giovani studenti portoghesi condannati a 7 anni di carcere per aver brindato alla fine del regime allora al potere in Portogallo. Il 28 maggio 1961, un suo articolo intitolato "I prigionieri dimenticati" denunciava: "Apri il tuo giornale ogni giorno e trovi una storia su qualcuno da qualche parte che viene imprigionato, torturato o giustiziato perché le sue opinioni o religione sono inaccettabili per il suo governo. [...] Il lettore prova un senso di impotenza che fa star male. Eppure se questi sentimenti di disgusto potessero essere uniti in un'azione comune, qualcosa di concreto potrebbe essere fatto".
50 anni dopo, è ancora questa la filosofia dell'organizzazione: unire persone "normali" nella lotta per i diritti umani, che si è allargata negli anni dalla difesa dei "prigionieri di coscienza" alle campagne a favore delle donne, dei rifugiati, dei minori e delle popolazioni indigene, per l'abolizione della tortura e della pena di morte. Un impegno condiviso dai più di 3 milioni di iscritti in tutto il mondo, in gran parte giovani. E da qualche anno il progetto Amnesty kids offre laboratori e incontri pensati per i più piccoli.
Questo fine settimana sarà dedicato alle celebrazioni di questi primi 50 anni, con iniziative nelle città italiane e un Human Rights tour di musica e testimonianze. Controllate gli eventi vicino a voi!
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