25.02.2011
"Cara Amira..."
Lettera di Micol, insegnante di italiano, alla sua alunna libica Amira.
Cara Amira,
queste mie parole non ti arriveranno mai, ma ti devo scrivere...
Io sto piangendo davanti al telegiornale che trasmette le poche informazioni che arrivano qui in Italia dalla Libia e vi penso. Stupidamente vorrei che qualcuno vi inquadrasse assicurandomi che state tutti bene. Vorrei che fossi qui accanto a me, insieme ai tuoi fratelli e a tutti i tuoi amici. Vorrei che tu potessi scappare, metterti in salvo dalla morte, dalla violenza, dal fuoco, dalle armi, dalla cancellazione dei diritti umani.
Sei la mia Heidi del deserto, hai diritto a una vita migliore. Ma so bene, cara Amira, che se anche venissi qui non saresti felice. Ti mancherebbe quel cielo, quel mare immenso, la sabbia del deserto che improvvisamente colora ogni cosa, i richiami alla preghiera, le tue pecore, la festa dell'Aid, i datteri, le torte di compleanno di El Alem, i venerdì pomeriggio a Suk Talat, le estati sulla spiaggia di Tripoli. L'Italia è la mia terra, la Libia la tua. Abbiamo ognuna le nostre abitudini, amiamo ognuna i luoghi dove siamo nate e cresciute. Tu meriti una vita migliore nel tuo Paese. E allora chiediamo a quell'unico Dio in cui crediamo, di illuminare il tuo popolo, che ha bisogno di libertà, di poter pensare e parlare, di poter godere di ciò che la vostra terra offre, di poter lavorare e migliorare la qualità della vita. Ha bisogno di creare una nuova Libia.
Mashaa Allah, Amira. Che Dio ti protegga.
La tua maestra,
Micol
(foto di Eric Lafforgue)
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